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Falegnameria terapeutica. Ovvero: stare bene con il legno al tempo del MDF

Published : 10/09/2017 20:45:53
Categories : Non solo Bioedilizia , Pensieri in libertà

Falegnameria terapeutica. Ovvero: stare bene con il legno al tempo del Medium Density Fibreaboard

Mio padre era falegname e abitavamo sopra alla falegnameria, negli anni 60 si faceva ancora così: le attività artigianali non erano confinate nelle zone industriali, così io giocavo in falegnameria e conoscevo i diversi legni prima che dalle venature, dal loro profumo (dovete sapere che ogni specie legnosa ha un profumo diverso)

Nella via avevo molti amici con i quali passavo ore a giocare con i giocattoli che ci costruivamo da soli: avere una falegnameria a disposizione era una fortuna perchè, invece di costruire i giochi con pezzi qualunque, potevamo scegliere le tavolette più adatte per il motoscafo ad elastico, l'impugnatura per il fucile o la spada o potevamo tagliare e arrotondare perfettamente il manico e la "Lippa".

Imparavo così a segare, lavorare di raspa e di carta smeriglio, piantare chiodi, in altre parole: progettare e realizzare gli oggetti con il legno. C'era anche un luogo magico dove il contatto con il legno era totale: uno stanzone dove mio papà stivava i trucioli di legno in attesa di usarli per il riscaldamento invernale. A questa stanza si accedeva anche da un piano superiore, una specie di trampolino dal quale ci lanciavamo dentro ai trucioli morbidi e profumati (se un bambino lo facesse oggi potrebbe rimanere intossicato all'istante perchè gli scarti di una falegnameria moderna sono costituiti da decine di sostanze diverse dal legno, solventi, colle e derivati del petrolio)

Da grande pensavo avrei fatto tutt'altro, invece ad un certo punto, quasi naturalmente mi son messo a fare il falegname: potevo sfogare la mia creatività e continuare una esperienza che per me aveva radici profonde.

Poi, le esigenze di lavoro mi hanno portato fuori dalla falegnameria, negli ultimi anni in ufficio a contatto con preventivi, calcoli e web: ogni tanto ritorno in falegnameria e sento come si sta meglio, come la fatica e l'impegno siano piacevoli, molto meno stressanti del lavoro di ufficio.

Purtroppo è sempre più difficile fare dell'artigianato e chi desidera lavorare il legno oggi, è stressato, non dall'attività, ma dalla difficoltà di far quadrare i conti alla fine dell'anno.

L'idea è di considerare e rivalutare la falegnameria, non solo come attività per viverci, ma come esperienza creativa e terapeutica di altissimo livello. Per spiegare meglio quanto sia vera questa affermazione, apro una parentesi e mi faccio aiutare da un grande personaggio della storia: Mohandas Gandhi.

Gandhi assisteva ai cambiamenti frutto della rivoluzione industriale, capiva come l'avvento delle macchine avrebbe cambiato il lavoro dell'uomo e si impegnò molto nella difesa del lavoro artigianale. In quegli anni una delle attività importani per l'India era la coltivazione la filatura e la tessitura del cotone: Gandhi prevedeva che i colonizzatori Inglesi avrebbero sviluppato la tessitura meccanica (in Inghilterra) espropriando gli indiani di una attività importante per la loro economia.

Questa sua battaglia diventò una bandiera, tanto che la ruota dell'arcolaio fu promossa a simbolo della sua lotta per la pace per la nonviolena e per la "piena occupazione" del popolo indiano. Purtroppo vediamo come la preoccupazione di Gandhi fosse fondata e come ancora oggi l'automazione industriale (pur non essendo un fatto negativo a priori) sia una delle cause della disoccupazione.

Tornando all'importanza del lavoro manuale/artigianale, Gandhi ne era così convinto che lo raccomandava nella scuola di ogni ordine e grado, personalmente, portava con se un arcolaio e ogni giorno dedicava del tempo alla filatura del cotone. Ispirato anche da Tolstoj, teorizzava l'importanza che tutti, ogni giorno, facessero del lavoro manuale/artigianale per non gravare sulle spalle altrui e per beneficiare del benessere psico-fisico che il lavoro artigianale procura.

In uno scritto** Gandhi disegna anche la giornata perfetta: di primo mattino una attività fisica "energica", nel centro della giornata un lavoro "di polso", nel pomeriggio/sera una attività della mente e dello spirito. Se cercate una attività che da sola offra tutto ciò, la trovate nella lavorazione del legno: L'artigiano falegname progetta il suo lavoro e questo è l'ambito creativo/visionario/mentale; poi si procura e sceglie il legname adatto, per fare questo solleva e taglia le tavole di legno e qui esercita un sano lavoro fisico; poi una volta ricavati i pezzi adatti esegue gli incastri, ritaglia le sagome adatte, pialla, leviga e ottiene alla fine il suo oggetto usando tutta la sua abilità "di polso".

Può anche capitare che alla fine della "falegnameterapia" ci si porti a casa una mensola per il bagno o un mobiletto su misura da sistemare in quell'angolo così difficile, e così hai anche unito l'utile al dilettevole. Una terapia seria ha bisogno però del legno massello locale: lasciamo perdere i pannelli di ogni tipo, anche i pannelli MDF (sono dei pannelli truciolari evoluti con diverse caratteristiche e densità)

Ma quando prendiamo in mano un pezzo di legno vero, prima di lavorarlo dobbiamo conoscere le sue caratteristiche: scoprire il suo legame con il territorio, la cultura e le tradizioni. Allora sapremo lavorarlo con consapevolezza e rispetto, allora il nostro rapporto con il legno (e la falegnameria) diventa più profondo e ci aiuterà un po' a ritrovare il legame perduto con le nostre radici, con l'ambiente e con una materia così bella e preziosa come il legno.

**ho ricercato senza successo la citazione,

sono in dubbio se attribuirlo a Gandhi o a Tolstoj: sarei grato a chi mi indicasse lo scritto in questione.

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