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Il manifesto di Ventotene e l'Europa che vorrei

Published : 22/11/2017 20:28:34
Categories : Pensieri in libertà

"La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo quale l'uomo non deve essere mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita"

Inizia con questa afermazione il "Manifesto di Ventotene" scritto da Altiero Spinelli ed Enrico Rossi nel 1941, considerato il contributo più importante che ha dato il via al processo di unificazione europea.

Nelle prime due pagine dello scritto sono già presenti le linee guida che provo così a riassumere:la formazione degli stati nazionali ha permesso la libertà, la democrazia ed il progresso dei popoli prima oppressi, ma una volta concluso il processo di formazione delle nazioni europee, è indispensabile una trasformazione in senso federale, altrimenti, un continuo e ulteriore rafforzamento delle singole sovranità porta inevitabilmente all'egemonia dello stato più forte sugli altri.

Affermazione suggerita dalla cruda realtà che si svolgeva davanti a loro:Spinelli ed i suoi amici erano confinati dal regime fascista nell'isola di Ventotene e assistevano alla follia della Germania nazista che avrebbe trascinato il mondo nel dramma della seconda guerra mondiale.

Nel disegno di Altiero Spinelli, gli stati dell'Europa federale avrebbe affidato al governo europeo importanti funzioni come la politica estera, una difesa comune e la politica economia e così gli stati, liberi da tentazioni di egemonia, si sarebbero dedicati ai bisogni dei cittadini, all'educazione, alla sanità e alla cultura.

Come sappiamo, il percorso dell'unificazione europea è stato lungo e accidentato, ancora lontano dal tragurado sognato da Spinelli. E se dal dopoguerra fino a qualche anno fà c'è stato un progressivo avanzamento dell'unione, negli ultimi anni ci siamo allontanati: con la Brexit, con il ritorno dei nazionalismi e con un crescendo di egoismi e protagonismi nazionali che hanno svilito e svuotato l'Europa dei suoi ideali e valori costitutivi.

In questo triste panorama abbiamo anche assistito ai fatti della Catalogna come ultimo atto di involuzione democratica dove lo "stato nazionale" reprime ad ogni costo le istanze locali (con le quali si può anche non essere d'accordo) ma che in democrazia dovrebbero rappresentare la priorità su ogni altra valutazione politica.

A proposito scriveva Spinelli: "lo stato è invece diventato una entità divina, un organismo che deve pensare alla propria esistenza e al proprio sviluppo senza curarsi del danno che gli altri possano risentirne..."

Ma i governi nazionali difendono il loro potere e hanno appoggiato di fatto l'intervento violento di Madrid in Catalogna, perfino il parlamento europeo ha dichiarato che non avrebbe riconosciuto uno stato catalano.

Ma se i confini dellEuropa, diventassero i veri confini, quelli regionali perderebbero ogni significato politico ed economico e definirebbero altre caratteristiche: geografiche, culturali e artistiche, valori identitari positivi e arricchenti per tutti.

Io credo che un rilancio di un' Europa dei popoli e delle culture debba ripartire proprio dal rispetto e dalla valorizzazione delle autonomie locali che abbracciate e protette da una "Madre Europa" siano così liberate dalla vecchia e ristretta visione degli stati nazionali.

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