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La ruota del vasaio e la memoria delle cose

Published : 23/12/2018 20:34:39
Categories : Non solo Bioedilizia , Pensieri in libertà

Non avevo mai costruito un tornio da vasaio ma c'era da fare un regalo e l'occasione è arrivata: così mi sono dedicato all'impresa passando un Sabato e Domenica astratto da ogni altro pensiero, una specie di meditazione pratica dove il pensiero e la mano si muovono fluidi in (quasi) perfetto accordo.

Senza perdere molto tempo ad acquistare pezzi comunque difficili da reperire ho confidato nella mia passione per il riuso dei materiali e ho acquistato solo una teglia di alluminio ( 9.90 Euro) che rovesciata è diventata il platorello dove appoggia la creta in lavorazione.

Per il resto ho iniziato una ricerca tra gli avanzi di legno e di ferro di cui dispongo: pezzi conservati negli anni di lavoro mai buttati perchè "possono sempre servire". Per fare il telaio del cavalletto ho usato dei listelli in Pino pensati per la struttura di letti, alla fine rimasti inutilizzati perchè leggermente imbarcati ma perfetti per il mio tornio.

La parte più complicata da mettere insieme è stata la ruota con il suo albero rotante, la ruota si spinge con il piede, dà il moto al piatto superiore e deve essere più pesante possibile per fare da volano e resistere alla forza che la creta oppone alla sua modellazione. Tutto il peso della ruota e del materiale in lavorazione è sostenuto dalla traversa dove la ruota è imperniata, il perno ruota in un cuscinetto "reggispinta" che ho trovato in un armadietto dove guardo una volta ogni due anni.

I cuscinetti a sfere sono costruiti per girare a 5/10.000 giri al minuto: dopo molte ore di lavoro vengono però sostituiti perchè diventano "rumorosi", però se guardi un cuscinetto vecchio non capisci la differenza con quello nuovo: all'occhio profano sembrano identici. Sarà per questo che è un oggetto difficile da buttare.

Da piccolo erano la mia fortuna perchè nessuno dei miei amici ne aveva quanti ne avevo io: prendevamo una tavola di circa 60cm e due bastoni sotto di traverso, quello dietro fisso e quello davanti imperniato in centro per guidare il mezzo, i cuscinetti infilati agli estremi dei bastoni erano le ruote. La posizione base era quella dello slittino da ghiaccio da guidare con due cordini fissati al bastone/manubrio anteriore come le briglie del cavallo. Poi serviva una strada in discesa e potevamo passare un pomeriggio intero finchè qualcuno si raschiava una mano o un ginocchio. Una variante anche più veloce era di farsi trainare con una corda dall'amico in bicicletta.

Trovato il vecchio "reggispinta" mi serviva un perno in ferro da applicare sotto alla ruota che entrasse nel foro, non avendo a disposizione un tornio da ferro ho cercato e trovato un vecchio tubo in ferro con una estremità adatta allo scopo: un paletto verde che tanti anni prima era servito nella falegnameria di mio padre. Poi mi serviva ancora una piastra di 7x7cm in ferro per collegare meglio il perno al legno della ruota che ho ritagliato da uno scarto rimasto dopo l'ennesimo adattamento di un vagliatore di castagne acquistato usato 15 anni fa e modificato più volte, attualmente usato nella macinazione del sughero.

Dalla ruota di una vecchia carretta ho ricavato il cerchio che con 8 viti da legno fissa il paletto alla ruota di legno. E' così che, per realizzare questi pochi dettagli ho ripercorso tutta la mia vita pensando ai luoghi alle cose e alle persone care con cui ho vissuto.

Ho capito cosa significavano quelle frasi sentite nei filmati sulle tribù primitive: "sentire la presenza degli avi" oppure "confidare nell'aiuto degli antenati" ho capito come siano naturali e veri questi concetti. Ho capito anche quanto siano importanti gli oggetti che abbiamo intorno con le storie che ci raccontano, con le emozioni e i sentimenti che riportano a galla se solo sappiamo ascoltare.

Il tornio del vasaio così costruito racconterà anch'esso la sua storia. O più storie, a chi avrà voglia di osservare ogni dettaglio, magari anche chinandosi a guardare sotto la ruota stupito di come giri senza rumore.

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