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Un milione di posti di lavoro? Si può fare!

Published : 01/08/2017 21:22:00
Categories : Non solo Bioedilizia

Le attività economiche dell'uomo si possono si possono raffigurare come un iceberg: metafora usatissima quando si vuole rappresentare una realtà in buona parte nascosta.

La punta dell'iceberg sono le attività "redditizie e monetizzate", quelle più conosciute di cui si occupa tutti i giorni la televisione, quelle di cui si interessa la politica, quelle che producono beni e servizi di tutti i tipi, importanti, utili... a volte futili.

ICEBERG DELLA REDDITIVITA'

Alla base dell'iceberg ho messo invece le attività di sussistenza, tutte quelle cose che facciamo per vivere, alcune da soli come fare la doccia o lavarsi i denti alla sera, altre in comune come cucinare o fare le pulizie o la spesa per i nostri familiari.

Ho concentrato però la mia attenzione nella zona sotto la "linea di galleggiamento" che in economia corrisponde alla linea della "redditività": le attività economche che stanno sopra sono redditizie mentre quelle che stanno sotto non lo sono.

Ho individuato parecchie attività NON svolte o difficilmente svolte perchè poco redditizie. I motivi della non redditività sono diversi: il più importante è l'alto livello di tassazione che grava sul lavoro, in altre parole è lo stato che decide quali lavori si possono fare e quali no.

Alcune attività stanno nel mezzo di questo confine come ad esempi molti lavori artigianali la cui redditività dipende da motivi oggettivi, come la collocazione geografica dell'impresa, o da motivi soggettivi come il livello di intraprendeza e di competenza dell'artigiano.

Ci sono però alcune attività che, alle attuali condizioni normative non potranno mai "emergere" sopra al livello della redditività comunemente intesa:

  • Lavori di riassesto idrogeologico del territorio.
  • Attività agricole in terreni difficili.
  • Riqualificazione degli edifici scolastici e pubblici in generale.
  • Attività artigianali e commerciali in borghi rurali/montani.

Ci tengo a ribadire che, salvo lodevoli eccezioni, queste attività NON vengono praticate, sono cioè una mancata produzione di PIL. In altre parole la tassazione che grava su queste attività è inutile e dannosa: inutile perchè non crea gettito, e dannosa perchè di fatto genera costi per la collettività quando per varie emergenze ambientali e sociali, lo stato è costretto a stanziare fondi per affrontare le emergenze.

Penso ai danni provocati dalla mancata manutenzione del territorio in occasione di calamità naturali, oppure ai costi sociali della disoccupazione giovanile e non, a tale proposito annovero anche il dibattito sul "reddito di inclusione" o "di cittadinanza" che appare come un provvedimento assistenziale, poco dignitoso per chi lo riceve e non risolutivo sul lungo periodo.

In conclusione, il mio suggerimento è di azzerare "cuneo fiscale" e IVA per queste attività, provvedimenti che diminuirebbero il costo di queste prestazioni di un buon 30% mentre un altro 20% potrebbe arrivare da fondi pubblici. Con questi semplici provvedimenti, le attività elencate diventano "redditizie" e offrirebbero così enormi opportunità di lavoro per giovani e meno giovani.

Con un contributo pubblico di 6 miliardi di Euro, relativo ad un milione di lavoratori, si potrebbe generare una produzione pari a 12 miliardi di Euro in più, che se sommati ai risparmi conseguiti e all'economia indotta dal maggior poter d'acquisto, si conseguirebbe un risultato pari o superiore ad un punto di Pil.

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